Il City Football Group acquista l’ESTAC e sbarca in Francia

Il City Football Group si espande anche in Francia e compra l’ESTAC, più comunemente conosciuto come Troyes. Il club milita attualmente nella Ligue 2. Durante la proprietà di Daniel Masoni, che ha venduto le sue quote alla holding araba, l’ESTAC è passato dal vivacchiare nella 3a divisione francese alla Ligue 1. Fondamentale in questo percorso di crescita è stata la crescita del settore del giovanile che è arrivato a vincere la Coppa Gambardella, la Coppa di Francia U19.
Come ha dichiarato Ferann Soriano, amministratore delegato di CFG, la Ligue 2 non mette paura: “Siamo interessati al calcio francese da tempo e ammiriamo da tempo l’ESTAC. Siamo quindi lieti di aver completato l’acquisizione del nostro decimo club e di avere una presenza permanente in Francia”.
I motivi di questo massiccio investimento di capitali dagli UAE nel mondo del calcio li avevamo analizzati nel primo numero di All Asian Magazine e li riportiamo qui sotto.

DALLA FLY EMIRATES AL CITY FOOTBALL GROUP

IL FPF FINANZIARIO E L’INTERVENTO DELLA UEFA

In apparenza l’intervento emiratino nello sport non nasce come scelta politica strategica nazionale. Il primo protagonista è l’emirato di Dubai e ha come testa d’ariete la compagnia aerea di bandiera dell’emirato, la Fly Emirates, la quale nel corso degli anni ha stretto partnership durature con i principali club Europei. A partire dal 2004 con l’Arsenal (fino ad acquisire i naming rights dello stadio dei gunners) per poi diramarsi in Italia con il Milan ed esplorare altri mercati sponsorizzando lo S.L. Benfica, in Portogallo, l’Olympiakos F.C., in Grecia, e l’Amburgo S.V., in Germania e sopratutto il Real Madrid C.F. Inoltre Fly Emirates ha interessi nel tennis in cui è main sponsor di Australian Open, Roland Garros e US Open e 60 eventi ATP, main sponsor della Formula 1, e tra i principali sostenitori di alcune delle più importanti orchestre sinfoniche mondiali, la San Francisco Symphony, La Melbourne Symphony Orchestra e la Sidney Symphony Orchestra.

Il progetto vuole dare una riverniciata all’opaca facciata internazionale degli emirati con una visione di ampia prospettiva che lega sport e cultura; eppure le sole partnership non potevano essere sufficienti per le ambizioni politiche dei vertici del paese arabo, così si è passati a quella che possiamo chiamare una fase 2 più aggressiva, l’acquisizione diretta. Il 1° settembre del 2008 l’Abu Dhabi United Group (ADUG) del principe emiratino Mansur bin Zayd Al Nahyan compra il Manchester City F.C. dal tycoon thailandese Thaksin Shinawatra.

Mansur bin Zayd Al Nahyan nel primo giorno da Presidente del Manchester City FC

Il principe assume la carica di presidente onorario mentre la carica più operativa finisce sulle spalle del suo collaboratore Khaldoon al Mubarak. Gli investimenti in quella che all’epoca è l’altra squadra di Manchester sono ingenti fin da subito. L’obiettivo era quello di portare i citizens nell’elite del calcio britannico prima ed europeo poi nel minor tempo possibile. L’impatto sportivo ed economico dell’ingresso degli Emirati nel calcio britannico è stato molto forte. Sul campo si sono visti passare e si vedono ancora grandissimi calciatori come Tevez, Aguero, De Bruyne, Kompany e allenatori come Mancini e Guardiola. I numeri spesi hanno costretto tutti gli altri ad alzare l’asticella. Un esempio? L’accordo di sponsorizzazione che la Etihad Airlines ha siglato con la squadra per porre il suo nome sullo stadio e che prevede anche un cospicuo accordo di sponsorizzazione per il club. L’accordo decennale, che è iniziato nella stagione 2011/12 e finirà con quella 2020/2021, ha portato nelle casse della società circa 600 milioni di sterline. Una cifra da capogiro. Molti club europei, in primis quelli britannici hanno sempre guardato con sospetto a questa sponsorizzazione che sembrava violare le regole del Fair Play Finanziario volute dall’allora Presidente UEFA, Michel Platini.

Nel 2014 l’ADUG fonda una holding, la City Football Group (CFG). Prendendo come punto della piramide sportiva il Manchester City, la nuova holding ha il compito di gestire tutta la rete di club e degli altri progetti sportivi che costituiscono il resto della piramide. Un’idea decisamente più ambiziosa di quella messa in atto dai vicini qatarioti. Gli emiratini hanno capito quanto sia importante avere un centro che controlli la periferia, perché dalla periferia possono affluire al centro numeri importanti in termini di qualità e abilità delle persone coinvolte. Così sotto l’egida della CFG finiscono varie squadre, alcune controllate totalmente come il Melbourne City FC, che gioca nella A-League australiana, il Montevideo City Torque, che milita nella Primera Division Profesional in uruguaiana, il Lommel SK, in Seconda Divisione belga, e quote in altre squadre come il New York City FC (80%), che gioca nella MSL statunitense, il Mumbai City FC (65%), della Indian Super League, il Girona FC (44,3%), squadra di Segunda Division spagnola, il Sichuan Jiniu (28%), che attualmente gioca nella China League Two e gli Yokohama Marinos (20%), della J1 League giapponese.

La gestione diretta o indiretta di tutte queste società fa sì che si possano spostare i giocatori da una all’altra senza avere il problema della normale compravendita. Si tratta di una vera e propria multinazionale che poco ha a che fare con l’idea romantica di calcio che molti hanno in testa. C’è un’ultima curiosità per i più attenti di voi la CFG non è completamente in mano alla ADUB, che ne detiene il 78% delle quote. Tra i soci di minoranza figurano la Silver Lake Partners, società di private equity statunitense, la Citic Capital e la China Media Capital, due imprese nazionali cinesi.

IL FFP FINANZIARIO E L’INTERVENTO DELLA UEFA

Quando sei in zone dove il sole picchia così forte, se provi a ripararti rischi di inoltrati in un’oscurità profonda. In questo caso la zona d’ombra è il FFP, una minaccia che molti club avevano provato a lanciare contro la CFG ma che non aveva mai trovato risposta nei vertici del calcio europeo. Poi qualcosa è cambiato. Il 14 febbraio del 2020 il Club Financial Control Body (CFCB) banna per 2 anni il Manchester City da qualsiasi competizione europea per aver violato i parametri del FFP. L’accusa è quella di aver illegalmente gonfiato le entrate derivanti dalle sponsorizzazioni. I citizens saranno costretti a pagare anche 30.000.000 di euro di multa.

Sarebbe stato difficile fare altrimenti dopo che Der Spiegel ha fatto reportage molto documenti sulla questione, partendo da email e documenti riservati. Il board del City ha immediatamente fatto ricorso alla Corte di Arbitrato dello Sport (CAS). Una mossa che ha sostanzialmente congelato la decisione di ban e che potrebbe, per assurdo, permettere alla squadra di partecipare alla prossima Champions League 2020/2021 nel caso in cui i tempi di pronunciamento della Corte si prolungassero. Secondo i documenti pubblicati dal giornale tedesco lo sceicco Mansour, nel 2012 e nel 2016, avrebbe finanziato la quasi totalità dei 70.000.000 di euro annui della sponsorizzazione della squadra attraverso la sua società, l’Abu Dhabi United, e non attraverso l’Etihad. Una procedura ritenuta illegale dalle norme che regolano il FFP. Il CFG ha dichiarato che continuerà a gestire il City e tutto il gruppo a esso connesso. Ma che cosa succederà se giocatori e tecnici dovessero decidere di abbandonare la barca che sta rimanendo nel porto?

EDIT: IL CFG VIENE GRAZIATO DALLA UEFA

L’articolo pubblicato sulla rivista è uscito prima che il CAS si pronunciasse rispetto all’appello fatto dal Manchester City FC. Come dice Marco Bellinazzo nel suo articolo datato 27/07/2020, che potete leggere qui: “Le email comprendono prove ammissibili”, ma non bastano. Un “collegamento mancante” ha permesso al Manchester City di salvare il proprio posto in Champions League, quello con cui la Uefa avrebbe dovuto dimostrare il legame tra la proprietà del club e gli sponsor emiratini.”
Tanto tuonò che piovve. La questione adesso che diventa cruciale riguarda l’efficacia delle norme inserite dalla UEFA per controllare la bolla finanziaria di sponsorizzazioni e compravendite di calciatori. Ci chiediamo: il FFP ha veramente senso? Davvero è così facile eluderne i lacciuoli per gli agglomerati più ricchi e potenti?

 

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