A che punto è la trattativa fra la Corona Saudita e il Newcastle United

Gli scorsi mesi sono stati particolarmente bollenti e questa affermazione non si riferisce solo alla crisi sanitaria mondiale che ha innescato il lockdown in quasi tutte le zone del Pianeta, ma bensi è rivolta verso la clamorosa offerta arrivata in Inghilterra, direttamente dalla Penisola Arabica, per l’acquisizione del Newcastle United.

Newcastle upon Tyne è un distretto metropolitano ubicato sull’omonimo fiume, situato al confine con la Scozia, vanta all’attivo un totale di 300.000 abitanti ed è patrimonio culturale, scientifico e commerciale. Calcisticamente, la città, è nota a livello mondiale per via della leggenda inglese Alan Shearer, che militò nel Newcastle Football Club (il cui soprannome è The Magpies, “le gazze”) dal 1996 al 2006, raggiungendo insieme ai suoi compagni di squadra le vette della Premier League, insediandosi nelle parti alte della classifica per diversi anni.
Dal 2007, però, la società è gestita da un personaggio poco amichevole per i supporters dei Magpies.

Da quando il glorioso Sir John Hall, cedette la società a Mike Ashley, fondatore della Sports Direct International (nota ora come Frasers Group), sono arrivati tutt’altro che i risultati al quale i tifosi erano abituati, anzi, il palmares vanta due retrocessioni nel giro di 10 anni: la prima dopo solo un anno di proprietà, che spezzo la streak della lunga permanenza nella massima serie, dove il Newcastle militava stabilmente dal 1993. Inoltre i Magpies non andranno mai oltre la 10° posizione di classifica (eccetto un anno) , nonostante i larghi investimenti. E’ stata dunque, giustamente, la gestione pessima, per le potenzialità della piazza, a rendere il neoproprietario ostile ad una delle tifoserie piu bollenti e fedeli del Regno Unito, tanto da invogliarlo, da diversi anni a questa parte, alla cessione.

Dopo anni di rumors non confermati, questo 2020 potrebbe essere la svolta per i Magpies, rappresentando il capolinea dell’era Ashley in terra neocastrense.

Verso una nuova era? L’offerta saudita in stallo da mesi

Lo scorso anno, infatti, la nota donna d’affari britannica Amanda Staveley, si è trovata a discutere con il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman suggerendo l’acquisto del Newcastle da parte del fondo sovrano. L’idea è stata subito accolta da parte del Principe, visto il potere mediatico di cui la Staveley è dotata all’interno del Golfo Persico. Quasi sicuramente, però, a convincere l’erede al trono è stato il fatto che sia stata praticamente lei a concludere la trattativa di acquisto del Manchester City nel 2008, aiutando lo sceicco di Abu Dhabi, Mansur Al Nahyan.

In effetti, il percorso svolto dai Citizens, amministrati dalla nuova proprietà emiratina durante lo stesso periodo in cui Ashley diventava il proprietario del Newcastle, parla chiaro, con un notevole incremento dei titoli presenti in bacheca: a partire dal 2011 sono state vinte 4 Premier League, 3 Community Shield, 5 Coppe di Lega e 2 FA Cup, con la partecipazione ogni anno alla Champions League, serie di cause che hanno permesso di far crescere il brand Manchester City, elevandolo, nel minor tempo possibile, ai massimi livelli mondiali, tanto da essere attualmente una delle piazze più ambite da tutti gli addetti ai lavori tra cui calciatori, staff ed imprenditori.

Così, il Newcastle, piazza distrutta da decenni di pessima amministrazione, soddisfa tutti i requisiti e in pieno lockdown, a Marzo fu ufficialmente avanzata l’offerta di 300 milioni di sterline da parte del Public Investment Found saudita con successiva approvazione di Mike Ashley.

Alla gioia dei tifosi, si contrapponeva, però, il timore di diverse entità, infatti, questa manovra fu largamente contestata da parte dei media locali, al di fuori della città e da Amnesty International, l’organizzazione mondiale impegnata nella difesa dei diritti umani che accusarono il fondo saudita del fenomeno di sportwashing, ovvero, l’utilizzo dello sport per ripulire la propria immagine a livello mondiale, conseguenza per cui tutto ciò non permise la fine dell’affare che rimase in stallo per diverse settimane, fino ad una nuova accusa, questa volta arrivata dai cugini qatarioti.

L’intervento della World Trade Organization

La società televisiva sportiva BeIN Sports con sede a Doha, ha acquistato per 500 milioni di sterline, i diritti di trasmissione della Premier League che verrebbe mandata in onda esclusiva in Medio Oriente ed in alcune zone del Nord Africa. Fino a qui nulla di male, d’altronde la corsa ai diritti tv è presente in ogni stato, se non fosse che però a partire dal 2017 è stata interrotta ogni forma di relazione diplomatica tra Arabia Saudita e Qatar, viste le accuse di terrorismo verso quest’ultimo; così ogni cosa proveniente dalla terra degli Al-Annabi è stata bandita, portando all’oscuramento di BeIN Sports.

A costringere il Qatar all’invio di numerose lettere alla Football Association inglese per respingere l’acquisto del Newcastle da parte dei sauditi, sono state le opere di pirateria presenti dentro la Monarchia del Golfo. Al centro del dibattito vi sarebbe BeoutQ, un broadcaster o piu semplicemente se vogliamo, un “emittente televisiva” (con molte più virgolette) che a quanto pare si troverebbe a servizio dell’Arabia Saudita, rubando il segnale della pay tv BeIN Sports per poi reindirizzarlo nelle reti saudite, raggirando l’oscuramento della Premier League (e non solo) senza pagare un Riyal al Qatar.

La WTO (World Trade Organization) si è subito schierata a fianco della società di Doha e tutt’oggi è un dibattito aperto che non vede fine, impedendo di portare a termine l’affare che permetterebbe al principe ereditario Mohammed bin Salman, l’acquisto della quota di maggioranza dei Magpies (80%, visto che un 20% sarà dedicato all’ideatrice dell’affare Amanda Staveley).

La risposta di Riyadh non ha tardato ad arrivare, affermando, con molto scetticismo da parte degli inglesi, che BeoutQ sia una società appartenente alla Colombia, ma allo stesso tempo, sembra aver oscurato il servizio, cercando di allinearsi alle richieste della World Trade Organization e della Premier League. Recentemente si è parlato anche di come l’Arabia Saudita sia interessata ad acquistare attraverso le proprie emittenti, i diritti Tv delle competizioni sportive, andando così a rivaleggiare con BeIn Sports.

Prospettive future – un nuovo pretendente

Se l’affare, in stallo da diversi mesi, dovesse poi andare in porto, sarebbe veramente oro colato per i supporters dei Magpies che potranno contare sul patrimonio della Corona, notevolmente maggiore a quello di Mansour del Manchester City, per intenderci, che permetterebbe al club di tornare competitivo in poco tempo visto che già troppi anni della storia recente sono stati letteralmente buttati. Come presidente designato è stato fatto il nome di Yasir Al-Rumayyan che è il massimo esponente dell’economia saudita ed è membro dei consigli di Uber e SoftBank, sarebbe dunque lui a gestire l’ipotetico neoacquisto.

Per Mohammed bin Salman sarebbe invece un bel colpo, che rientrerebbe a pieno nel Vision Arab 2030, che a piccoli passi, divisi in un lasso temporale abbastanza ampio, sembrerebbe trovare la propria totale realizzazione.

Negli ultimi giorni, come se non fosse già abbastanza, è arrivata, però, un ulteriore complicazione: l’imprenditore statunitense, Henry Mauriss ha presentato un offerta di 350 milioni di sterline e a preoccupare il principe saudita è proprio il fatto che lui sia CEO di Clear TV Media, un’emittente televisiva del Nevada, emergente e con una buona prospettiva futura: identikit che in piena guerra televisiva potrebbe far saltare definitivamente l’affare.

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