Matteo Spatafora: un Italiano sul tetto d’Asia con l’Al-Hilal

Non solo Sebastian Giovinco, l’Al-Hilal, squadra saudita campione d’Asia in carica, ha raggiunto i suoi grandi successi grazie anche allo staff tecnico italiano dell’allenatore Razvan Lucescu, dove troviamo Matteo Spatafora, preparatore atletico che abbiamo avuto il piacere di intervistare. Matteo Spatafora è nello staff tecnico di Razvan Lucescu dal 2017, prima con l’esperienza in Grecia al PAOK Salonicco, dove ha vinto un campionato e due coppe nazionali. Nel 2019 si è trasferito all’Al-Hilal, e proprio lo scorso anno la squadra di Riyadh è salita sul trono d’Asia vincendo l’AFC Champions League.

Intanto come state vivendo la situazione e come vi trovate in Arabia Saudita: da un punto di vista sociale ed umano, oltre che da quello puramente sportivo.

Siamo partiti dall’Italia piuttosto impauriti. Eravamo terrorizzati dal possibile impatto con una realtà così differente dalla nostra: tradizione e cultura totalmente agli antipodi. Invece siamo rimasti stupiti dalla qualità della vita: viviamo all’interno di un compound– una piccola città dove si trovano scuole internazionali, supermercati, centri sportivi- riusciamo a fare benissimo il nostro lavoro e la mia famiglia si trova benissimo. Non potevo chiedere di meglio.

Come varia, in “tempi normali”, la preparazione atletica in un paese con un clima semi arido come quello dell’Arabia Saudita, rispetto a quella che viene svolta solitamente in Europa? Vengono prese “misure particolari” per ottimizzarla?

La preparazione segue quelle che sono le abitudini e le tradizioni del paese. Noi come staff abbiamo girato tantissimo negli ultimi anni: Romania, Grecia, Portogallo, Italia (…) ci siamo sempre adattati, per quante possibile, alle esigenze della Nazione nel quale ci trovavamo a lavorare. In Arabia Saudita in particolar modo, non solo per clima, ma anche per usanze religiose, alimentari, culturali che vanno ovviamente rispettate. Stiamo cercando di orientare il tutto verso un calcio di un livello più alto: le stesse metodologie le rendiamo il più possibile comuni a metodi occidentali. Erano abituati magari a fare allenamento a tarda sera, a mangiare quello che volevano (a qualsiasi ora del giorno), per quanto possibile, ovviamente siamo intervenuti in maniera ferrea per portare il nostro contributo. Per la preparazione sul campo bisogna adattarsi al clima: sarebbe impensabile fare lo stesso allenamento che si può organizzare in Italia agli stessi orari. Si fanno allenamenti più brevi ma si lavora molto sull’intensità ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Mettendo da parte gli incredibili risultati sportivi degli ultimi anni, la presenza di calciatori del calibro di Batefimbi Gomis, André Carrillo e Sebastian Giovinco in rosa come cambia l’ambiente che si respira attorno alla squadra?

Giocatori di questo calibro non fanno altro che aiutare il nostro lavoro: sono fondamentali anche dal punto di vista della comunicazione nello spogliatoio. Se vogliamo proporre magari qualche novità, ad esempio nella preparazione, troviamo con loro sempre un riscontro positivo e di grande disponibilità.

Crede che lo sviluppo del calcio in Oriente, vista anche l’ottima figura nello scorso Mondiale per Club, sia arrivato ad un punto, positivo, di svolta?

Il calcio in Oriente è cresciuto moltissimo negli ultimi 5 anni, in maniera esponenziale direi: sarebbe un errore sottovalutare la potenza economica dell’Arabia Saudita che con investimenti di livello sta ulteriormente aumentando la propria competitività nazionale.

Se nota una qualità (resistenza, tecnica, corsa, intensità…) maggiormente potenziata/sviluppata rispetto alle altre all’interno della squadra?

L’Al-Hilal è delle squadre che ho allenato con la maggiore diversità per quanto riguarda le capacità fisiche: abbiamo calciatori resistenti, in grado di giocare 10 partite a settimana, altri con forza esplosiva fuori dagli standard. Sono qualità che permettono di trovare più facilmente un’alchimia all’interno della rosa, attualmente la più “completa” dell’intero panorama asiatico, che rendono ovviamente anche più stimolante il nostro lavoro.

Vi aspettate di poter competere ancora una volta per la vittoria dell’Asian Champions League? Avete sensazioni positive per il proseguo della stagione?

Nella scorsa stagione abbiamo vinto l’Asian Champions League, eravamo primi in campionati prima dell’interruzione forzata, il poter replicare tutto è il nostro obbiettivo primario. Ovviamente non è facile. Lucescu, l’allenatore, riesce a pervadere d’ottimismo l’ambiente: al momento del nostro arrivo, nel suo primo discorso alla squadra aveva dichiarato di voler vincere la Champions League, tra gli sguardi attoniti dei calciatori, indovinate com’è andata a finire? Lo considero un vincente, anche in Grecia con lui ci siamo tolti bellissime soddisfazioni vincendo Coppe Nazionali, Campionati…

Un ringraziamento a Matteo Spatafora da parte della redazione di All Asian Football per il tempo che ci ha concesso ed un grosso in bocca al lupo per il prosieguo della stagione

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