Una giornata a Pechino tra gli ultras e la musica punk

Per la terza volta nella mia vita mi ritrovo in Cina, sempre a Pechino, la capitale del nord, fra grandi edifici che coprono la maggior parte del territorio in questa immensa città da oltre 20 milioni di abitanti. La prima volta che arrivai a Pechino era l’estate del 2016, in un torrido agosto nelle quali le giornate erano afose, con qualche breve acquazzone. Allora mi recai in vacanza nella capitale cinese da solo, appoggiandomi ad un amico cinese che avevo conosciuto tramite facebook, per un viaggio fra gli stadi e i match di Super League e League One con i quali ci siamo recati anche a Shijiazhuang ed a Tianjin (Leggi qui).

La seconda volta che mi sono recato in Cina è stato lo scorso dicembre, per il mio ex lavoro come consulente di un’associazione di cooperazione bilaterale. In quell’occasione il calcio fu marginale, dato che ebbi modo di incontrare un pomeriggio la Federazione di Wuhan, una città che potrei descrivervi come ‘distesa di cemento armato’.

Ora sono a Pechino come studente di lingua cinese (si… sto imparando a leggere i menù al ristorante e a dire alle ragazze quanto sono carine) e alla ricerca di nuove opportunità di vita e di lavoro, in una terra, o meglio, in una lingua (per citare Cioran), che non è la mia. Arrivo qua in Cina con tutt’altra consapevolezza del mondo ultras, questione che nel 2016 non avevo quasi mai affrontato. Se seguite la nostra pagina facebook saperete che collaboriamo con l’Ultimo Uomo e che recentemente è stato pubblicato ‘Viaggio nella cultura Ultras cinese’ con interviste alle tifoserie di Beijing Guoan, Tianjin Teda, Shandong Luneng, Shanghai Sipg e Guangzhou R&F.

A due settimane dal mio arrivo in Cina si sarebbe disputato il primo derby di Pechino fra l’unica vera squadra della città, il Beijing Guoan, e quelli che vengono definiti i Ranger Dogs del Renhe FC, una società che nel corso della sua storia ha cambiato ben quattro città per insidiarsi a Pechino solamente nel 2016.

Dopo le interviste per il pezzo su l’Ultimo uomo, sono rimasto in contatto con due membri del gruppo The Sector del Beijing Guoan, una delle tante branche della Curva Nord, meglio conosciuta come Royal Army. Zhetao Pang e Siting Li si sono adoperati per procurarmi il biglietto della partita lo scorso 31 marzo e di portarmi con loro in curva… insomma… la mia prima volta in una curva cinese.

L’impressione che ho avuto due settimane prima del match, era quella di una Pechino nella quale il calcio è un elemento ancora estraneo. Non sono ancora riuscito ad adocchiare campi da calcio da poter affittare per il tipico calcetto con gli amici in mezzo alla settimana, infatti la stragrande maggioranza delle strutture sportive sono all’interno delle scuole, anche se una recente riforma delle autorità sportive di Pechino ha fatto si che alcuni campi siano accessibili al pubblico dopo l’orario scolastico. Al di la di questi dettagli tecnici, l’unico elemento calcistico che avevo notato erano i Mc Donald’sa tema Beijing Guoan nei pressi dello Stadio dei Lavoratori, in virtù dell’accordo commerciale fra il club e la catena di fast food.

Il giorno della partita invece, appena uscito di casa (sto a venti minuti di camminata dallo stadio), si notano gruppi di maglie verdi (il colore sociale del Beijing Guoan) che si incamminano in direzione del Worker’s Stadium, e più mi avvicino a destinazione, più la situazione si fa elettrica fino a ritrovarsi in mezzo ad una marea verde per quello che è il primo derby della capitale in Chinese Super League.

Mi incontro con Siting e Zhetao a poche centinaia di metri dallo stadio, il programma della giornata è quello di guardarsi la partita e poi di recarsi allo School Live Bar per una serata di musica punk. La Royal Army e il mondo ultras pechinese infatti è legato a quello che il contesto della musica punk, grazie alla storica band MiSanDao che scrisse l’inno del Beijing Guoan. Gli ultras del Guoan e i punk della città si ritrovano nello stesso ideale Antifà (dato che in Cina esistono branche discriminatorie e di destra anche fra le tifoserie come evidenziato qui) e molti di questi sono Skinhead Sharp (contro ogni forma di pregiudizio).

Entrate nel settore della Royal Army significa essere catapultati completamente in un altro mondo, in un contesto estremamente piacevole dove regna il senso di profonda unione e passione per la propria squadra. Attorno a me sono quasi tutti vestiti di nero, con le felpe o le maglie della Royal Army, adocchio anche una ragazza con una maglia con la scritta Anarchy, mentre un altro tifoso con la scritta Acab. Oltre ai miei amici dl The Sector, vi è anche la fazione LFAM, acronimo di Lotta Fino alla Morte, che avevo notato anche due anni fa.

Nell’agosto del 2016 mi ero guardato le partite di calcio sempre da seduto, ma questa volta è diverso, questa volta sono in curva e si sta tutti in piedi a cantare dall’inizio alla fine della partita. Con il mio basilare livello di cinese riesco a intonare il classico ‘Guoan! Guoan! Beijing Guoan!’ e riesco a capire anche il coro rivolto agli avversari ‘Wo Shi Guoan, Na Shi Shei’; ovvero, ‘Noi siamo il Guoan, voi chi siete?’ il che calzava a pennello per il derby. Per il resto era quando provi a cantare una canzone in inglese senza conoscere le parole, si sbiascica qualcosa, ma con una certa convinzione!

Il momento decisamente più commovente è stato quando l’intera curva e lo stadio (eravamo ben in 53.000!!) ha intonato la canzone di MiSanDao. E’ stata un’emozione fortissima per me, da quel canto trasudava passione, dato che il cantante della band, Lei Jun, scomparso purtroppo nel 2015 a causa di un attacco di cuore, è un’icona per i tifosi del Guoan e il contesto della musica punk.

Un altro momento memorabile è stato negli ultimi minuti, quando ci siamo radunati tutti al centro della curva, abbracciati l’uno all’altro, a cantare ‘Beijing Guoan let’s go!’ E’ stato un momento molto particolare, nel quale ho visto completamente un altro volto della Cina. Quella cinese infatti, è una cultura nella quale il contatto fisico fra le persone è ridotto al minimo: in Italia siamo abituati a salutare una persona con una pacca sulla schiena o un doppio bacio sulla guancia, gesti che se provate a fare in Cina vi potrebbero prendere per maniaco. Ci si fa un cenno di saluto e finiscono li ossequi (la maggior parte delle volte), per cui mi ha fatto davvero una bella impressione vedere questa liberazione delle emozioni in una curva di calcio.

A proposito della partita… il Beijing Guoan ha vinto 4-0, ma non è che ci abbia capito tanto dalla curva: grande prodezze balistiche di Jonathan Soriano e dello spagnolo Viera, ma mi sono dovuto rivedere gli highlights per realizzare quello che è stato il match.

Finita la partita prendiamo le biciclette con l’App Ofo e percorriamo quattro chilometri fino al Live School Bar. Un tragitto tortuoso fra il traffico di Pechino, che si è rivelato essere un vero e proprio percorso ad ostacoli assolutamente estenuante per me. Ci lasciamo alle spalle la distesa di edifici del distretto di Chaoyang, per avviarci in una serie di vicoli dove vi è lo School Live Bar, l’epicentro della musica Punk a Pechino.

Posata la bicicletta mi sento un uomo finito, ma Zhetao e Siting giungono in mio soccorso con spiedini di ogni tipo, birre e sigarette al Mojito (si avete letto bene, sigarette cinesi al gusto di mojito, che poi sapevano più di menta, però volete mettere il vanto nel dire ‘Ho fumato una sigaretta cinese al mojito?).

Settimana scorsa vi avevamo parlato di quello che è l’ambiente delle discoteche di Pechino (leggi qui), decisamente eccessivo, divertente, ma sopratutto distante da quelle che sono le imposizioni del politically correct o valori socialisti che le autorità governative stanno cercando di imporre (nel cui discorso rientra anche il ban dei tatuaggi). Anche lo School Live Bar è qualcosa di completamente istante dallo stereotipo cinese, ma rispetto alle discoteche, ho trovato un ambiente molto più genuino.

I ragazzi del The Sector mi avevano già parlato di questo posto, in quanto alcuni membri della Royal Army hanno formato anche gruppi punk, fra cui il più famoso si chiama Labor Glory e sovente vengono organizzare serate organizzate dalla Royal Army. Il gruppo che mi ha impressionato maggiormente sono stati i Demostrator, non saprei come definirli, probabilmente garage punk (e potrei dire anche una cavolata). Rumore, urla e pogo sfrenato, i membri della band mi incantavano solo a guardarli: cinesi con vestiti in pelle nera e vistose creste. Non te la immagini così la Cina.

Sembra di andare indietro nel tempo, in quei documentari o film che mostrano la musica punk degli anni ’70, in spazi molto piccoli, con il palco bassissimo, luoghi mal illuminati e chiassosi, gente con un look eccentrico. Quando in Inghilterra il punk nasceva e i Sex Pistols venivano elevati ad icona, in Cina vi era la Rivoluzione Culturale di Mao, che ha rischiato di azzerare completamente il paese. La musica punk e il rock nella Terra di Mezzo nascono molto tardi, il loro brodo primordiale sono gli anni ’90 me i MiSanDao sono stati i pionieri del genere.

Oggi la musica punk in Cina è un contesto underground molto importante, che si è sviluppato nel corso degli anni con la progressiva liberalizzazione dei costumi, con una miriade di gruppi che propongono testi anche sovversivi o di protesta nei confronti del governo cinese. La speranza è che continui a crescere e che non subisca un giro di vite come è successo recentemente all’hip pop, considerato dalle autorità non conforme ai valori della Cina.

Alla fine della serata me ne torno a casa in bicicletta (ma questa volta sono due chilometri). Alle due di notte la città è ancora viva e il traffico la solita accozzaglia di macchine che strombazzano e non danno mai la precedenza. Posso solo dire che quella che ho vissuto è stata un’esperienza unica, che spero presto di poter replicare, dato che è attraverso l’underground che capisco veramente la Cina, non attraverso i numeri. Ho ancora tanto da imparare.

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